Behind de scenes a tre anni dalla Riforma Fornero: vivere a Milano con 500 euro al mese.

Come ormai tutti sanno con la riforma Fornero del 2012 si è cercato di alleviare la disoccupazione giovanile intervenendo sulle norme che regolano le convenzioni di tirocinio post-laurea stabilendo che lo stagista debba ricevere una “congrua indennità”.

Soltanto nel 2013 la conferenza Stato-Regioni ha fissato una soglia minima per il rimborso spese di 300 € mensili con la possibilità data ad ogni Regione di fissare una cifra diversa all’interno del proprio territorio con una delibera.

Tra le varie Regioni, anche la Lombardia ha varato una delibera territoriale sui tirocini svolti nella Regione e anche sui relativi rimborsi spese degli stage:

“E’ corrisposta al tirocinante una indennità di importo definito dalle parti ed esplicitato nella convenzione di tirocinio che non potrà essere inferiore a euro 400 mensili, al lordo delle eventuali ritenute fiscali.” 

Ciò sta a significare che la Regione Lombardia ha interpretato il principio espresso dalla legge Fornero come “congrua indennità” ritenendo che la cifra minima che un’azienda possa corrispondere ad uno stagista sia di 400 euro.

Lo stage non è considerato un rapporto lavorativo a tutti gli effetti, bensì un percorso formativo atto ad inserire i giovani nel mondo del lavoro e di conseguenza l’indennità da corrispondere non è uno stipendio.

Tuttavia, sempre secondo la normativa regionale «da un  punto di vista fiscale le somme corrisposte al tirocinante sono considerate quale reddito assimilato a quelli di lavoro dipendente».

 Una contraddizione sottilissima in quanto vengono applicate le stesse imposte sul reddito di un lavoratore dipendente all’interno di un rapporto che, almeno in teoria, è una proseguimento della tua formazione.

Ciò ha portato i privati a sfruttare la legge a loro favore in due modi:




  • Assumere e ricercare soltanto stagisti ancora in pieno percorso di studi (gli stage curricolari infatti non richiedono un rimborso spese obbligatorio).
  • Offrire stage extracurricolari con un rimborso spese minimo, nella maggioranza dei casi non assumendo ma gestendo un alto turn-over di tirocinanti.

Il percorso di stage, essendo un percorso formativo a tutti gli effetti deve anche contribuire alla “formazione di vita” dei giovani neolaureati che dopo essere stati supportati dalle finanze della famiglia hanno l’occasione di imparare ad essere autonomi e a gestire il denaro guadagnato con il loro impegno.

Quando però vivi in una città come Milano e conosci bene i prezzi degli affitti ti rendi subito conto che qualcosa non va: come si può essere autonomi se in media il canone per una stanza a Milano è di 400 euro al mese, cioè il rimborso spese minimo stabilito?

La “congrua indennità” che deve essere corrisposta ad uno stagista, in base a cosa è proporzionata? Certamente non al tempo che un tirocinante passa in azienda, al suo lavoro o semplicemente al costo della vita della città dove viene effettuato lo stage!

Molti penseranno che se il rimborso non è uno stipendio (ma è tassato come tale) è compito dello stagista cercare un lavoretto per arrotondare le spese…ma quando?!

  • Lo stagista passa in azienda in media 8 ore al giorno .
  • Oltre ad imparare contribuisce a generare valore all’interno dell’impresa (se un’azienda non ha un ritorno da un rapporto di stage certamente non lo offrirebbe!)

Di conseguenza è lecito chiedersi se l’attuazione della riforma abbia davvero favorito i giovani in cerca di lavoro o semplicemente ha tirato la coperta da una parte e scoperto l’altro lato del letto, favorisca davvero i giovani o ha portato soltanto alla creazione di una generazione di sottopagati “bamboccioni”?

Leggi anche:Il Grillo Parlante era uno Stagista

 

 

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  1. 23/10/2016

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