Dopo il No di Atene è Agrigento che si propone a Gucci: e fa bene!

Ha fatto molto scalpore in questi ultimi giorni  il “gran rifiuto” di Atene alla richiesta di Gucci, colosso italiano della moda, di utilizzare l’Acropoli come scenario per presentare la sua nuova collezione.

L’ offerta consisteva in 2 milioni in restauro per soli 900 minuti di sfilata, che la KAS (commissione archeologica greca) ha prontamente restituito al mittente. Motivo: il patrimonio storico culturale non ha prezzo e non è compatibile con eventi di questo tipo!

La sfilata di Dior ad Atene nel 1951

Eppure l’Acropoli è stata già protagonista di un evento di moda, ospitando nel 1951 una sfilata del marchio Dior. Tuttavia “concedere l’uso dell’Acropoli sarebbe stata un’umiliazione” ha commentato in un editoriale il quotidiano Kathimerini, come se in un periodo cosi nero per le finanze elleniche “abbassarsi” a concedere le colonne del Partenone come scenografia per Gucci significasse perdere la propria dignità nazionale.

Il sindaco di Agrigento, Calogero Firetto, ha così colto la palla al balzo proponendo la Valle dei Templi come location:

“Per Agrigento e per Gucci sarebbe un’opportunità. Il reciproco vantaggio è abbastanza ovvio. Inoltre la nota casa di moda potrebbe rispettare il suo intendimento di realizzare una sfilata tra i templi greci, in un luogo che è patrimonio dell’Umanità dichiarato dall’Unesco. L’orgoglio verso il nostro passato si esprime ogni giorno in un paesaggio vivo e non imbalsamato, pronto ad accogliere tutto ciò che rappresenta la cultura contemporanea ad alti livelli, in Italia e nel mondo”.

La Valle dei Templi di Agrigento non è estranea ad eventi di questo tipo: ha ospitato per ben due volte il Google Camp, è stata utilizzata come scenario per un video di Gianna Nannini, come set della serie “L’ispettore Montalbano” ed è in cantiere un progetto con un noto canale televisivo americano per realizzare una serie-documentario sull’antica Grecia.


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E’ da riconoscere al sindaco Firetto, un grande intuito di Marketing Turistico ed Istituzionale. Utilizzare il patrimonio culturale non è affatto un’umiliazione o una svendita di cultura ma un giusto modo per dar visibilità ad una città e poter “monetizzare” le proprie risorse, sapendo cogliere, come detto dal sindaco, tutte le opportunità di “reciproco vantaggio” .

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