Due chiacchiere con Riccardo avventuriero-ambasciatore in Colombia

La mia routine quotidiana inizia sempre con la sveglia che suona alle 7.00 in punto.

Come ogni essere umano a cui piace dormire, rimando la sveglia di 10 minuti ogni 10 minuti fino a quando a malincuore lascio il mio bel giaciglio caldo.

Doccia veloce, colazione al Selfie bar e scappo a prendere la metro.

Durante il tragitto per andare il lavoro, faccio zapping sul web per aggiornarmi su quello che succede nel mondo.

Un mese fa mi imbatto in un articolo del FattoQuotidiano in cui si raccontava di tre giovani imprenditori che esportano vino italiano  in Colombia attraverso la loro impresa Maestri Milano.

Un’articolo di per sé interessante per me, perchè sempre dimostrazione che i giovani italiani hanno voglia di fare e di crescere…ma poi ho visto la foto di uno dei tre e ho detto:

“Ma io questo lo conosco!”

Ho conosciuto Riccardo tra i banchi dell’Università nel lontano 2010.  Un ragazzo come tutte noi matricole pieno di entusiasmo per la nuova avventura che iniziava, ma già allora aveva una marcia in più, desideroso di mettere in pratica quello che avrebbe imparato in Bocconi per creare qualcosa!

Ed evidentemente Riccardo ci è riuscito.

Ho contattato Riccardo dopo cosi tanto tempo che non ci sentivamo chiedendogli di raccontare la sua esperienza e quella dei suoi amici/soci per i lettori del Lo Stagista Parlante e lui ha accettato subito di buon grado (e poi dicono che gli imprenditori hanno la puzza sotto il naso :P).

Ciao Riccardo!

E’ un grande piacere ritrovarti e soprattutto è sempre un piacere poter parlare con un Millennial italiano che sta facendo dei propri sogni nel cassetto una realtà!

Parliamo subito di Maestri Milano, come è nata quest’idea?

Maestri Milano è nata in seguito a un viaggio che ho realizzato nel 2012 in Colombia: durante questo periodo mi ero accorto che il Paese stava crescendo e la ristorazione si stava sviluppando velocemente.

Casualmente, mentre ero a cena in un ristorante, vidi una bottiglia di vino italiano da supermercato a quasi 60 euro. Li si accese la lampadina!

Quando tornai in Italia proposi l’idea di importare vini in Colombia a Carlo e Danilo, che furono subito molto scettici.

Dopo due ulteriori viaggi in Colombia, in cui realizzai uno studio di mercato, i miei attuali soci videro i numeri e si convinsero della bontá dell’idea. Da li la sviluppammo assieme fino alla data della nostra partenza, Novembre 2014, quando ci trasferimmo a Bogotà.

Quando ho letto l’articolo del Fatto sulla vostra impresa e l’ho condiviso con gli altri blogger del Lo Stagista Parlante non sapevo se definire te e i tuoi amici degli Expat veri e propri o degli “Ambasciatori” del gusto italiano in Colombia. Tu come ti definiresti?

Noi ci definiamo degli avventurieri – ambasciatori: la prima perché, guardandoci indietro, ci rendiamo conto che senza un po’ di pazzia e di visione probabilmente a malapena saremmo arrivati alle porte del Brennero.

La seconda perché pensiamo di essere parte del tessuto produttivo italiano nella sua ultima falange: noi siamo l’avanguardia per quelle piccole e medie aziende che vogliono far conoscere le nostre eccellenze al di fuori dei confini nazionali.

Noi riconosciamo con orgoglio le nostre origini, le nostre diversitá culturali e le innalziamo a simbolo dell’Italia.

Il nostro blog nasce per raccontare delle difficoltà dei giovani di oggi a farsi strada in una società che poco investe sui giovani.

Quali sono state le maggiori difficoltà che avete incontrato per avviare la vostra impresa? Avete riscontrato l’ormai triste binomio “giovani”-“poca credibilità”?

Ti diró che quando siamo arrivati in Colombia pensavamo di ritrovare il binomio giovani – poca credibilitá, ma mi sono dovuto ricredere.

Qua persone che hanno il doppio dei nostri anni si relazionano con noi alla pari e ci riconoscono come un interlocutore di rispetto.

Difficoltá ne abbiamo avute molte, ma sicuramente la peggiore è stata quando abbiamo avuto un container fermo in porto a Cartagena per quasi 1 mese.

Abbiamo dovuto viaggiare diverse volte e firmare una quantitá enorme di documenti e alla fine il carico è arrivato a Bogotá. Per fortuna realizziamo sempre spedizioni con container reefer (temperatura 14 gradi) in maniera tale che il vino soffra sempre il meno possibile. Questa è la nostra “assicurazione”.

Il motivo di questo ritardo? Era scaduto un documento che permette di trasportare un carico di liquori dal porto a un’altra cittá. Perché era scaduto? Perché c’era lo sciopero dei camionisti.

So giá a che stai pensando e la risposta è no: non è previsto dalla legge il rinnovo di tale documento.

Cosa diresti a quei giovani italiani con dei sogni nel cassetto e dei progetti per il loro futuro?

Abbiate fiducia e credete nelle vostre idee: noi all’inizio facevamo di mattina le consegne in taxi, di primo pomeriggio diventavamo commerciali, per l’ora di aperitivo si passava a amministrazione e riscossione crediti e di sera andavamo a fare i “sommelier” nei ristoranti.

Non è stato sicuramente facile, ma il duro lavoro e un pizzico di fortuna, alla fine danno risultati.

Non perdetevi troppo sui numeri per realizzare il “business plan” perfetto, perché vi renderete conto che nella realtá le cose non si danno mai come uno immaginava. Il lavoro dell’imprenditore è un continuo trial & error, con aggiustamenti continui fino a quando uno non trova la misura perfetta.

In un’intervista in cui gli chiesero che futuro vedesse per l’Italia, Indro Montanelli rispose “Per l’Italia, nessuno. Per gli italiani uno splendido”. Ti ripropongo la stessa domanda… che futuro vedi per il nostro Paese e per i giovani italiani di oggi?

Io sono un ottimista di natura e credo nel mio Paese. Quando rientro a visitare famiglia e amici, vedo che molti si lamentano o, come si dice a Genova, mugugnano.  

Realmente credo che ci siano pochi posti al mondo dove uno vive altrettanto bene, quindi forse dovremmo iniziare a lamentarci meno e vedere ogni sfida come una opportunitá. In fondo è questo che ha spinto l’Italia avanti nei secoli e l’ha resa grande.

E non dobbiamo aspettare che qualcuno ci dia giá tutto pronto: dobbiamo essere noi gli artefici del nostro destino. Le occasioni non nascono se rimani fermo. E questo i giovani lo hanno capito.

Per i giovani italiani vedo un roseo futuro, magari con una parentesi all’estero, magari rimanendoci e mettendo su famiglia, magari “facendo fortuna” per poi tornare a casa, ma sempre con lo sguardo rivolto all’Italia.

 

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