#fateciabilitare| L’intervista a Riccardo Dentico uno fra i 5000

Sono passate meno di 48h dall’appello sui social #fateciabilitare,  lanciato dai govani medici a cui anche noi del Lo Stagista Parlante abbiamo aderito.

Più di 5000 laureati in medicina aspettano con ansia di scendere in campo e chi lo ipedisce è solo la burocrazia: un esame scritto dovutosi tenere il 28Febbraio ma ormai slittato ad Aprile.

In un momento di emergenza in cui il sistema sanitario è al collasso la voce è unisona: FATECI ABILITARE.

Non è il momento di farci bloccare dai cavilli, non ora, non in questo momento storico.

I giovani medici fremono per essere anche loro partecipi, mettere in pratica quello per cui loro hanno studiato e deciso di dedicare tutta la loro vita.

Certamente non bloccheranno loro l’epidemia, non cureranno nessun malato grave ma di certo potranno dare respiro ai tanti colleghi ormai allo stremo.

E in realtà sembra che le voci che si sono unite non siano cadute nel vuoto, ma proprio ieri è stata presentata da parte dei ministri competenti, una bozza di decreto in cui la laurea in medicina potrà essere considerata di per sè già abilitante.

Come voce dei Millennials italiani non potevamo non unirci a questo appello e lo faremo fino a quando questa bozza non diventerà una legge a tutti gli effetti.

Oggi ho avuto il piacere di intervistare ( a distanza si intende)  Riccardo Dentico, laureato in Medicina e Chirurgia dell’Università di Ferrara.

Riccardo è una di quei 5700 medici costretti sul divano con le mani in mano che freme per rendersi utile ed è costantemente allerta e pronto a partire.

Ciao Riccardo o per meglio dire: Buonasera Dottore, grazie per aver deciso di far sentire la tua voce ai nostri lettori. Come tutti siamo a casa e per questo motivo non ti posso rivolgere queste domande di persona.

Lo Stagista Parlante vuole dare voce a tutti i Millennials italiani e alle sfide che devono affrontare in un Paese come il nostro che non è un Paese per giovani. Questa è la prima volta che intervisto un medico Millennial. La prima domanda che volevo farti è legata alla tua decisione di studiare medicina: quando hai capito che volevi fare il medico nella vita?

La risposta “romantica” è che quando avevo 5-6 anni dicevo ai miei genitori che volevo fare il medico per trovare una pastiglia per farli vivere per sempre. La risposta “razionale” è durante il liceo. Sono sempre stato portato per le materie scientifiche e mi è sempre interessato capire come funziona il corpo umano. Inoltre poter essere d’aiuto per il prossimo mi mette una gran carica!

Quando a gennaio si iniziava già a sentire parlare di coronavirus in Cina quali sono stati i tuoi pensieri? Ti aspettavi arrivasse in Italia?

A Gennaio stavo ancora facendo il tirocinio per l’Esame di Stato per cui mi trovavo in ospedale e sentivo le opinioni dei vari medici con cui venivo in contatto che erano sostanzialmente discordanti tra loro; chi era preoccupato e chi invece minimizzava. Io sono stato sempre abbastanza in “allerta” perchè comunque si tratta di un nuovo virus che non conoscevamo (e conosciamo ancora poco) che, in un mondo globalizzato in cui le persone possono muoversi su lunghe distanze in poco tempo, può facilmente espandersi, come poi effettivamente è stato. Quindi si, il fatto che arrivasse anche in Italia era solo questione di tempo. 

Il nostro Sistema Sanitario è allo stremo per questo motivo tu e i gli altri numerosi giovani dottori non ancora medici per un banale cavillo burocratico fremete per ad unirvi ai  medici, infermieri e volontari esausti da settimane…e sembra che le vostre proteste non stiano cadendo nel vuoto. Qual è la sensazione che si prova quando “il divano”non è il proprio posto?

Il fatto di non poter essere d’aiuto in questo momento è particolarmente frustrante per quanto mi riguarda. Chiaramente non ho la presunzione di pensare di essere fondamentale per questa emergenza, non ho le competenze per prendermi cura di pazienti complessi. È vero però che noi giovani medici potremmo essere d’aiuto ad esempio nella continuità assistenziale, nelle sostituzioni dei medici di base che magari sono stati infettati o anche semplicemente per il triage telefonico nei pazienti con sospetto COVID-19. Potremmo ridurre il carico a quei colleghi che da giorni si stanno dando da fare prendendosi cura di tutti i pazienti cronici che vanno curati nonostante l’emergenza.

Di la verità… c’è stato qualcuno che ti ha detto “chi te lo fa fare a voler andare in corsia proprio ora?”

Si, soprattutto i miei cari che sono preoccupati che possa infettarmi, ma dal momento in cui mi sono iscritto a Medicina ho messo in conto di poter lavorare in condizioni “pericolose”.

Grazie mille per il tempo che ci hai dedicato. Ti auguriamo di “alzarti da quel divano” presto!

Grazie a voi per averci dato questo spazio e per dare voce alla nostra causa!

 

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