Il Profilo del Cervello in Fuga

Brain Drain, Fuga dei Cervelli.

Sembra quasi un termine goliardico, ma fa rabbrividire.

Ogni anno centinaia di giovani talenti lasciano il nostro Paese per trovare fortuna all’estero. Negli anni 2008-2018, in 10 anni hanno lasciato l’Italia più di 180.000 giovani laureati.

Secondo le stime OCSE, a causa della fuga dei cervelli l’Italia perde 5,6 miliardi: OGNI ANNO!

Che i giovani cerchino lavoro all’estero non è in se un problema

L’emigrazione di giovani laureati non è di per se una cosa brutta. Viviamo in una società globalizzata, in cui lo scambio di idee e di capitale umano non puo’ che far bene per la crescita di un Paese.

E’ proprio da questi valori che sono nati programmi come l’Erasmus.

Le nostre università sono riconosciute a livello mondiale. L’Italia non forma solo talenti “nostrani” ma sono tanti i giovani stranieri (Europei e non) che ogni anno arrivano nel Paese per formarsi.

Se per ogni giovane italiano laureato che parte, ce ne fosse uno straniero che venisse (o rimanesse) in Italia a lavorare, non si parlerebbe di “Fuga” ma di “Sano scambio” di cervelli.

E’ questo piccolo, grande, dettaglio che rende il tutto patologico.

In Italia molti giovani qualificati vanno via perchè non hanno alternative.

Il colmo per un paese che è al penultimo posto per numero di laureati!

Chi perdiamo maggiormente? I laureati STEM più qualificati!

Si calcola che i giovani STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics), ovvero quei laureati in discipline di cui maggiormente avremmo bisogno per crescere, rappresentano il 35% dei laureati residenti all’estero.

Poca innovazione, salari poco competitivi: rappresentano i biglietti di sola andata dei govani.

L’80% del sistema produttivo italiano si basa su imprese medio-piccole e familiari. Generalmente operano in settori poco tecnologici e innovativi ed è quantomeno naturale che molti laureati STEM siano troppo qualificati.

Non dimentichiamo anche che l’Italia è anche la nazione con i salari più bassi tra i Paesi OCSE. Se in Italia il salario medio non cresce da circa 30 anni, gli stipendi “entry level” sembrano addirittura diminuire.

Se mediamente un laureato guadagna in Italia 1300 Euro, un suo omologo all’estero ne guadagna 1800 Euro: il 35% in più (temperato dal più alto costo della vita di alcuni Paesi).

Non perdiamo altro tempo: dobbiamo invertire la rotta!

E’ tempo per l’Italia di fare quelle riforme strutturali che migliorino le condizioni del lavoro, stimolino la creazione di nuove imprese tecnologiche e creino posti di lavoro in quei settori che determinano la crescita al giorno d’oggi.

E’ necessario creare le condizioni affinché chi è fuggito ritorni, ma non bisogna fermarsi a questo.

E’ necessario creare le condizioni per non essere un Paese DA cui fuggire ma IN cui fuggire.

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