Federica, ho investito tutto per fare il lavoro che mi piace

“ Trovati un lavoro che ti dia stabilità economica ( il posto fisso per intendersi ) iscriviti a medicina o economia perché tanto un lavoro ben pagato lo troverai di sicuro.”


Queste sono alcune delle classiche frasi che un genitore dice ai propri figli quando devono scegliere un corso universitario o accettare una proposta di lavoro che non li convince o non gli interessa particolarmente. Vuoi per un retaggio del passato o perché la stabilità economica viene prima di tutto.

Un bene? Un male? Esistono realtà familiari e necessità economiche diverse per ognuno e non sta certamente a noi giudicare tali scelte. Quello che vogliamo fare oggi però, è raccontarvi un’altra prospettiva: quella di chi non si è arreso e si è preso tutto ciò che voleva.

La ragazza di questa storia ha iniziato una nuova vita: dalla Sicilia, con un biglietto di solo andata per quella che è considerata la capitale dell’arte e culla del Rinascimento; la città che ha sfornato alcune delle più grandi menti della letteratura, delle arti e della scienza della nostra storia.
Di quale città parliamo se non di Firenze?


Chi è Federica Di Pane?

Federica oggi ha 30 anni e studia e lavora a Firenze ormai da ben 11 anni!


La passione per la fotografia è nata quando ero piccolina verso l’età di 15 anni, quando i miei mi regalarono la mia prima macchina fotografica.
Questa passione adolescenziale è sfociata in tutte le sue sfaccettature quando mi sono trasferita a Firenze, forse perché giù avevo pochi stimoli e mi sentivo anche un po’ repressa… ma, invece, venendo a Firenze è come se fossi proprio rinata.

Inizialmente mi iscrissi alla facoltà di Lingue ma, col passare del tempo capì che quella non era la mia strada e decisi di cambiare indirizzo universitario, iscrivendomi dunque al “ Corso di laurea in Progettazione e gestione di eventi e imprese dell’arte e dello spettacolo”.
Una volta laureata ho proseguito frequentando un master di fotografia alla “Scuola internazionale di fotografia APAB”
E’ stato proprio in questo luogo che ho sentito che a tutti i costi, dovevo investire la mia vita e il mio futuro nella fotografia. Essa per me è linfa vitale! Quando non fotografo ne sento la mancanza e quello che non riesco a comunicare con le parole lo comunico, o almeno ci provo, fotografando.

Ogni volta che faccio un servizio fotografico che sia un battesimo o un altro evento, sono felicissima e mi diverto! Non lo vivo solo come un lavoro dove qualcuno mi “obbliga”! E’ passione e vita e riesco a farlo con tutta la spontaneità del mondo.
Ad esempio; non adoro particolarmente matrimoni o battesimi ma, anche in quel contesto provo in tutti i modi di essere all’altezza e di farmi piacere quello faccio in quella determinata situazione.

Adoro tutto ciò che è arte: la musica, la moda e il cinema ed é proprio in quest’ultimo campo che vorrei lavorare in modo più specialistico. Presto comincerò alla Scuola di Cinema Indipendente, il corso di “ Fotografia e Cinema ” per direttrice di fotografia.

Questa idea è nata in me durante il periodo della quarantena.
Ho ripensato molto a tutto il mio percorso accademico e professionale e a quello che mi aveva dato ma, al contempo, non mi sentivo completa del tutto. Questo mi ha portata ad investire ancora una volta il mio tempo e il mio denaro in qualcosa che mi piace, come il cinema.
Il ruolo di direttrice della fotografia è disegnare con la luce e il linguaggio comunicativo del cinema attraverso la fotografia è una cosa che mi è sempre piaciuto e affascinata.

Nel nostro settore una questione che dobbiamo affrontare è certamente la troppa sottovalutazione e la poca considerazione delle arti e della cultura ( cosa paradossale vivendo in Italia !)
L’altro giorno il Ministro della dei Beni Culturali Dario Franceschini ha ribadito la sua volontà di aprire una sorta di canale Netflix tutto italiano per offrire al mondo intero l’immane patrimonio artistico e culturale del nostro paese in questo momento emergenziale che, a causa del corona virus si é visto annullare la totalità dei momenti di aggregazione culturali come il cinema, il teatro o un concerto. Azione lodevole ma, per chi vive di contatto diretto col pubblico è una mazzata. Non possiamo più lavorare nel campo per cui abbiamo studiato e che ci da vivere.

Sono consapevole dei rischi nello stare al contatto con il pubblico ma, questo nella mente di chi lavora nel settore porta inevitabilmente a pensare che se non ci saranno più eventi, manifestazioni o rassegne cinematografiche o nessun servizio fotografico chi vive di cultura e di spettacolo, si sentirà perso e non avrà più stimoli.
Come andrà a finire? Speriamo solo che questo periodo di emergenza sanitaria finisca presto e incrociamo tutti le dita.

In un mondo dove ancora oggi la maggior parte dei fotografi sono uomini non ho mai, fortunatamente, subito svalutazioni per quanto riguarda la mia professione in quanto donna e non ho mai incontrato difficoltà, anzi, mi hanno sempre lodata per il mio lavoro.
Fino al mese di marzo ho lavorato in uno studio fotografico che si occupava di shooting fotografici e spot pubblicitari per bambini e la datrice di lavoro ha voluto esclusivamente me perché considerava, oltre alla mia professionalità, anche il mio modo di fare più adatto al target che dovevo andare ad affrontare.

Cosa direi a chi vuole rinunciare alla sua passione per qualcosa che o non gli piace o che gli piace solo un po’?

Beh, in questi tre anni e mezzo di attività lavorativa tantissime volte mi sono sentita persa. Tantissime volte ho pensato “ma perché non ho scelto una strada più facile?” Potevo fare lavori diciamo relativamente più sicuri come la segretaria o stare dietro a una scrivania, accontentarmi nel mio caso… però ho sempre pensato
“Ma io la mattina mi voglio svegliare felice per quello che sto andando a fare? O devo lavorare 8 ore dietro a un computer e ritornare a casa insoddisfatta?
La vita è una sola e quindi tu a tutti i costi devi fare qualcosa che ti identifica come persona, perché se fai un lavoro per trenta, quaranta anni che non ti piace poi arrivi e dirai “ ma io cosa ho fatto della mia vita?”

Parte importante è stato il sostegno dei miei genitori i quali mi hanno sempre incoraggiata e sostenuta.
Sono stati loro i primi a dirmi “ investi in quella che è la tua passione, investi nella tua vita, noi ci saremo sempre”.

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