Noi giovani senza coscienza? Rinunciamo al vaccino per dar precendenza agli anziani

E’ passato più di un anno dal primo grande Lockdown.

In quel periodo, su tv e social non si vedeva altro che le varie conferenze stampa di Conte, servizi del telegiornale che indicava il crescere della curva di contagi; andavano in onda le immagini delle bare di Bergamo, la tragedia delle RSA…poi c’era sempre qualche servizio su assembramenti ai Navigli, feste clandestine sui tetti…

Chi non ricorda le interviste agli inizi di Marzo ai giovani che minimizzavano il problema come “un’influenza per gli anziani” ?

Chi non ricorda il grande esodo da Milano al Sud Italia?

Una delle cose che mi porterò sempre con me è il fatto che la nostra generazione è stata additata come “irresponsabile” di fronte alla grande tragedia che stiamo vivendo.

E’ passato un anno, è arrivato il vaccino… e la storia si ripete!

E’ nota la conferenza stampa del Presidente Draghi di qualche giorno fa. Quando gli hanno chiesto cosa pensava sul fatto che in molte Regioni determinate categorie professionali stanno saltando la fila togliendo posto agli anziani lui ha risposto:

“Io dico: smettetela di vaccinare i giovani, queste platee di operatori sanitari che si allargano…con che coscienza un giovane si fa vaccinare e salta la lista sapendo che lascia esposto una persona che ha più di 65 anni o una persona fragile?”

Ancora una volta cercano di addossarci la colpa quando le cose non funzionano.

La campagna vaccinale deve essere più spedita e vaccinare gli anziani e i soggetti fragili deve essere la priorità.

Come hanno fatto notare gli psicologi (il premier si è mostrato scioccato sul fatto che si vaccinano gli psicologi under35) è lo stesso decreto del governo che rende OBBLIGATORIA la vaccinazione per determinate categorie.

Si è alzato il solito polverone di polemiche da macinare sui social, botta e risposta su chi ha sbagliato e di chi è la responsabilità che determinate cose avvengono…ma alla fine gli anziani continuano ad ammallarsi e la colpa è sempre dei giovani “irresponsabili”.

Se determinate categorie devono fare il vaccino, perché non mettere delle soglie di età anche lì?

Con che coscienza un giovane si fa il vaccino precludendo questa opportunità a un anziano? Non lo so con che coscienza lo faccia se proprio non è indispensabile che lo faccia!

Essere “indispensabile” è diverso da essere “obbligatorio”: un medico di 30 anni che si ammala di Covid e deve stare a casa è una forza in meno in periodo di emergenza. Uno psicologo di 30 anni che si ammala e deve stare a casa può seguire i suoi pazienti su Skype.

Quindi ai miei coetanei che hanno la possibilità e magari l’obbligo ingiusto di fare il vaccino dico: FATE DISOBBEDIENZA CIVILE, passiamo alla storia da EROI e non da IRRESPONSABILI.

Durante il LockDown del 2020 i giovani professionisti hanno saputo adattarsi alla situazione e utilizzare il mondo digitale per non fermarsi e continuare a lavorare da remoto.

Diamo loro la possibilità di lavorare in serenità e non costringiamo a sottoporsi al vaccino OBBLIGATORIAMENTE se vogliono continuare a lavorare.

Facciamo leva su di loro e sulla loro capacità di reinventarsi.

Perchè i giovani hanno una coscienza e più di tutti vogliono che questo incubo finisca!

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Michele Morreale

Michele Morreale

Founder Lo Stagista Parlante Classe 1991, Siciliano di Milano. Nella vita di tutti i giorni mi occupo di Marketing Analitico e aiuto le aziende a conoscere i loro clienti. Nel tempo perso scrivo e sforno idee a go go. Lo Stagista Parlante è una di queste idee https://lostagistaparlante.com/about_michelemorreale/

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Una risposta

  1. Paola Bortolani ha detto:

    Prima cosa: non solo i giovani hanno lavorato da remoto, ma tutti quelli che hanno potuto farlo. E tutti si sono adattati. Il motivo per cui si vaccinano prima anziani e fragili è per svuotare gli ospedali, che non riescono più a seguire gli altri malati. I giovani si ammalano in genere in modo meno grave e non hanno bisogno di ricovero. Pensiero personale contro pensiero sociale, ma uno non può fare a meno dell’altro.

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